organi

Gli organi di Confcooperative Friuli Venezia Giulia vengono eletti ogni quattro anni dai delegati eletti dalle cooperative nelle assemblee territoriali. Gli organi attualmente in carica sono stati eletti nel corso dell’Assemblea regionale svoltasi il 16 marzo 2024 a Gorizia, per il mandato 2024-2028.

Presentato l'Osservatorio regionale sugli appalti e sugli accreditamenti territoriali

Nasce l’«Osservatorio regionale sugli appalti e sugli accreditamenti territoriali».

Qualità dei servizi e qualità del lavoro nel nuovo contratto collettivo nazionale della cooperazione sociale.

Il 26 gennaio scorso (ratificato il 5 marzo) è stato rinnovato il contratto delle lavoratrici e dei lavoratori delle cooperative sociali che ha introdotto delle importanti novità: un incremento di 120 euro al mese a regime a fine 2025, l’introduzione della quattordicesima mensilità, il potenziamento della maternità e altre tutele per i 14.000 addetti delle oltre 200 imprese della cooperazione sociale nella nostra Regione, di cui l’80% donne con 800 lavoratori svantaggiati assunti. Un rinnovo che qualifica il lavoro sociale e produce un incremento significativo delle buste paga di lavoratrici e lavoratori, erose dall’inflazione.

Le Organizzazioni Sindacali e le Centrali Cooperative, che costituiscono il Comitato misto paritetico della Cooperazione sociale regionale – per AGCI Andrea Carlini, per Confcooperative Federsolidarietà Luca Fontana e Tania Vescul, per Legacoop sociali Paolo Felice e Michela Vogrig, per Fp Cgil Emanuele Iodice e Orietta Olivo; Fisascat Cisl Fabiano D’Elia; per Cisl Fp Fiorella Luri; per Uil Fpl Paolo Bernardis (Presidente); per Uiltucs Andrea Sappa – presenteranno nel corso della conferenza stampa unitaria, prevista per il giorno 11 luglio alle ore 09.30, presso la sede di Legacoop FVG, la costituzione dell’”Osservatorio regionale sugli appalti e sugli accreditamenti territoriali”, uno strumento fondamentale per il monitoraggio e la corretta applicazione del CCNL e che, pertanto, rappresenta un punto di riferimento per gli affidamenti dei servizi di comparto. L'Osservatorio avrà la funzione di sollecitare la Pubblica Amministrazione nell'attivare tutti i percorsi tecnici, giuridici e finanziari necessari a adeguare il costo del lavoro negli affidamenti dei servizi; l'Osservatorio inoltre promuoverà azioni concrete per la valorizzazione del contributo fornito dalla cooperazione per l'inserimento lavorativo quale strumento di sostegno delle fragilità e di superamento delle disuguaglianze.

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della cooperazione sociale rappresenta una tappa fondamentale per la valorizzazione del lavoro svolto da migliaia di professionisti impegnati quotidianamente nei servizi del welfare del nostro paese. Una risposta, quindi, alla perdita del potere di acquisto delle retribuzioni ma anche lo sforzo di restituire dignità e valore al lavoro sociale impegnato nella cooperazione sociale. La cooperazione sociale è un interlocutore primario delle Pubbliche Amministrazioni, con le quali condivide finalità di interesse generale, nell’ambito della progettazione e della realizzazione di servizi sociosanitari, educativi e per l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate nei quali investe professionalità e competenze organizzative; l’importante risultato raggiunto con il rinnovo del CCNL non può prescindere dal suo riconoscimento da parte delle istituzioni pubbliche considerando che in Friuli Venezia Giulia circa l’85% del valore delle commesse delle cooperative sociali deriva dalla domanda pubblica. Sindacati e Cooperazione Sociale lanciano pertanto un appello a Regione, Aziende Sanitarie, Ambiti socioassistenziali, Comuni e Prefetture: “Serve un tempestivo adeguamento dei contratti in essere tra amministrazioni pubbliche e cooperative, tenendo presente che a regime l’intero rinnovo contrattuale determinerà un aumento complessivo del costo del lavoro pari a circa il 15,18%.  Pertanto auspichiamo che l’impegno, in primis degli Assessori Riccardi e Rosolen, possa garantire con la prossima Legge di assestamento regionale il mantenimento sia degli attuali livelli dei servizi che i livelli occupazionali”.

Nel corso della conferenza stampa sarà riaffermata la necessità che la previsione di questi incrementi contrattuali sia riconosciuta dalle stazioni appaltanti sia per quanto attiene i servizi di prossimo affidamento che per quelli tutt’ora in essere. Le organizzazioni hanno assunto l’impegno a sviluppare unitariamente tutte le azioni politiche, di orientamento, informazione e sensibilizzazione, affinché tale risultato sia raggiunto a garanzia dell’intero sistema di welfare: dei cittadini beneficiari dei servizi, dei professionisti e lavoratori in essi impegnati, della stessa cooperazione sociale che con le Pubbliche Amministrazioni.

Udine, 11 luglio 2024

VERSO IL WELFARE DEL 2030

Si intitola "Verso il Welfare del 2030" il documento programmatico elaborato per l'Assemblea regionale di Federsolidarietà Confcooperative FVG. Realizzato con il supporto scientifico di AICCON Research Center, e il contributo di Fondosviluppo FVG, il progetto è stato coordinato da Paolo Venturi (direttore AICCON) e Andrea Baldazzini (Responsabile area Welfare e Economia Sociale) con il contributo del prof. Stefano Zamagni.
Si ringrazia il Consiglio di Federsolidarietà FVG e tutti i cooperatori che hanno partecipato al percorso e contribuito alla stesura del documento.

 

Il documento è scaricabile in PDF in allegato a questa pagina.

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Federsolidarietà, il 27 giugno a Trieste l'Assemblea regionale

"Welfare 2030. Modello e azioni per il welfare regionale: la proposta di Federsolidarietà FVG" è il titolo dell'Assemblea regionale di Federsolidarietà FVG che si terrà giovedì 27 giugno 2024, dalle 9.30 alle 13.00, a Trieste, nella Sala MIB Trieste School of Management in Largo Caduti di Nassiriya 1. L'Assemblea vedrà gli interventi di PAOLO VENTURI, Direttore Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit (AICCON), STEFANO ZAMAGNI
Professore di Economia Politica, all’Università di Bologna, GIOVANNI GRANDI, Professore di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Trieste e membro del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia.

I lavori saranno introdotto da LUCA FONTANA, Presidente regionale di Federsolidarietà FVG, e da un intervento delle portavoci del gruppi Giovani Cooperatori di Confcooperative Alpe Adria e Confcooperative Pordenone, Alice Richter e Ilaria Miniutti. Le conclusioni saranno svolte da STEFANO GRANATA, Presidente nazionale di Federsolidarietà.

Per motivi organizzativi, si invita i partecipanti a confermarsi al link sottostante entro il 24 giugno:

https://forms.gle/BC62VHPWmxaw1EVh9

In allegato il programma.

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Cooperative, mancano educatori: servizi socioeducativi a rischio in tutta la Regione

I servizi socioeducativi del Friuli VG rischiano la paralisi completa, con la concreta possibilità che i servizi erogati a migliaia di famiglie – spesso con familiari disabili o in condizioni di fragilità – non possano più essere garantiti. A denunciare la situazione sono Confcooperative e Legacoop, le due associazioni cooperativistiche del Friuli VG, che in una nota chiedono l’urgente intervento delle Istituzioni. Il problema nasce dal fatto che soltanto il 45% degli educatori, secondo una stima dello scorso anno, ha un titolo professionale aggiornato a quanto previsto dalle norme introdotte nel 2017 dalla legge 205, che aveva ridefinito i titoli di studio necessari, di fatto aggravando ulteriormente la carenza di tali figure professionali. Un problema al quale, dopo un primo regime transitorio, si era risposto con l’avvio di corsi organizzati dalle università di Trieste e Udine: in questo modo, si consentiva agli educatori che già, spesso da moltissimi anni, svolgevano la professione con riconosciuta competenza, di ottenere l’ambita qualifica richiesta dalla nuova normativa. Poi, era arrivata una deroga introdotta nel 2022 con una delibera della Regione che, a fronte dell’aggravarsi della carenza di educatori, aveva consentito al settore di tirare un sospiro di sollievo: gli educatori, infatti, semplicemente non sono in numero sufficiente alle esigenze dei servizi socioeducativi regionali.

Monta però ora la preoccupazione fra gli operatori del settore dopo che il Consiglio di Stato, a ottobre, ha bocciato la deroga introdotta dalla Regione con la propria delibera. Decisione che rischia di rivelarsi un boomerang: «Su oltre 2.200 educatori censiti, sono ancora molti quelli non in linea con i nuovi requisiti ancorché da anni impegnati nel settore», spiegano Luca Fontana, presidente regionale di Federsolidarietà (Federazione delle cooperative sociali di Confcooperative) e Paolo Felice, presidente regionale di Legacoopsociali. «Nonostante il successo dei corsi organizzati anche grazie alla legge Iori per qualificare il personale e allo sforzo congiunto che ha coinvolto gli atenei regionali, la Regione e le associazioni cooperative, il problema è ben lungi dall’essersi risolto», sottolineano Fontana e Felice.

I rappresentanti delle cooperative sociali non esitano a definire “drammatica” la situazione dopo la sentenza della giustizia amministrativa: «È concretamente a rischio la continuità dei servizi: gli educatori non sono in numero sufficiente ed è indispensabile che le Istituzioni trovino una soluzione efficace: l’aggiornamento professionale e la qualificazione del personale è un obiettivo assolutamente condivisibile, ma tempi e modalità sono assolutamente non realistici e rischiano di portare al blocco di servizi essenziali, dalle comunità per minori, alla presa in carico di persone con disabilità, agli interventi socioeducativi rivolti a minori e famiglie in situazione di disagio e fragilità. «Alla fine, rischiano di essere i più fragili e le loro famiglie a dover pagare: ecco perché una soluzione è indispensabile e urgente», è l’appello lanciato dal mondo cooperativo.

Le cooperative sociali chiedono risorse per coprire il rinnovo contrattuale

Sono più di 14mila i lavoratori della cooperazione sociale in Friuli VG interessati dalla trattativa in corso a livello nazionale per il rinnovo del Ccnl di settore. Confcooperative e Legacoop stimano un aumento del costo del lavoro “significativo”, spinto anche dalla dinamica inflattiva.

«Il rinnovo è certamente dovuto ai lavoratori e alle lavoratrici delle cooperative sociali che hanno subito in questi anni gli effetti dell’inflazione sul loro potere d’acquisto, e va riconosciuto come elemento qualificante per il settore, nonché priorità per la valorizzazione e la tutela dei lavoratori. Ma se i contratti pubblici non vengono adeguati si rischia un drammatico squilibrio tutto a carico dei conti delle cooperative», commentano Paolo Felice e Luca Fontana, rispettivamente presidenti di Legacoopsociali Fvg e di Federsolidarietà Confcooperative Fvg.

L’allarme delle centrali cooperative è rivolto alla tenuta economica delle realtà interessate: al rinnovo del contratto della cooperazione sociale devono assolutamente corrispondere adeguati stanziamenti da parte delle istituzioni, Regione ed enti locali, innanzitutto, in modo da garantire l’effettiva revisione dei prezzi in fase di esecuzione dei contratti.

Con 7,2 milioni di assistiti le 15mila cooperative sociali attive nel nostro Paese si prendono cura del 12% della popolazione rappresentando, di fatto, la spina dorsale del welfare italiano. E l’occupazione è in grande misura composta da donne e giovani. Gli occupati nelle cooperative sociali sono oltre 480mila, più del 50% è donna, 50mila posti sono stati creati nell’ultimo quinquennio. Gli occupati alle prese con qualche forma di svantaggio (fisico, psichico e sociale) sono 78mila (40mila i soggetti svantaggiati, 18mila disabili e oltre 20mila soggetti con altre gravi situazioni di disagio). In Friuli VG le cooperative sociali sono oltre 200 con 14.500 addetti di cui circa 800 in situazione di svantaggio.

«L’incremento dei costi a carico delle cooperative sociali – incremento che, tra aumenti tabellari e impatto del rinnovo su inquadramenti e altri istituti contrattuali, potrebbe essere piuttosto significativo - impatta direttamente sulla sostenibilità economica di molti servizi in ambito sociale e sociosanitario garantiti dalla cooperazione sociale nella nostra Regione, qualora le Pubbliche Amministrazioni non riconoscano i necessari e proporzionali adeguamenti dei corrispettivi contrattuali», precisano Felice e Fontana. «È un tema sul quale abbiamo già acceso l’attenzione delle istituzioni regionali», fanno sapere le due centrali cooperative, che non nascondono però molta preoccupazione per i prossimi mesi.

«Il rischio concreto è che l’aumento del rinnovo del CCNL rimanga a carico del settore della cooperazione sociale con contraccolpi, inevitabili, anche sul sistema di welfare regionale, già ampiamente “stressato” dalla carenza di personale educativo e sociosanitario. Situazione che il settore della cooperazione sociale sta subendo, in molti casi, anche per i contratti sottoscritti con il vecchio Codice dei Contratti Pubblici. Da qui la nostra richiesta di prevedere un adeguamento a seguito dell’aumento dei costi determinato dal rinnovo del CCNL nazionale», spiega Fontana.

«Allo stesso tempo – gli fa eco Paolo Felice - le gare di prossima pubblicazione (della Regione e degli enti locali) dovrebbero prevedere basi d’asta congrue e in linea con i nuovi costi del personale, presupposto essenziale per il mantenimento degli standard di qualità dei servizi».

La cooperazione sociale del Friuli VG vuole il dialogo con la Pubblica Amministrazione e gli enti locali

«Confido nell’avvio di una nuova era della cooperazione sociale, improntata alla coprogrammazione e alla condivisioni di oneri e onori con il settore pubblico e alla costruzione un nuovo modello di welfare che integri varie dimensioni e modelli di intervento», è l’auspicio di Paola Benini, presidente di Confcooperative Alpe Adria, in apertura del convegno organizzato a Udine da Confcooperative Alpe Adria e Confcooperative Pordenone unitamente a Federsolidarietà Fvg, che riunisce 161 cooperative sociali. Il convegno dal titolo: La tastiera degli strumenti e le novità per l’affidamento dei servizi di welfare: il dialogo fra Pubblica Amministrazione e Cooperazione Sociale, ha visto la partecipazione di un folto gruppo di rappresentanti di Enti Locali e cooperative sociali di tutto il territorio regionale.

Dopo i saluti di rito e l’intervento di Giuseppe Napoli presidente di Federsanità-Anci, le relazioni in programma sono state esposte da Emilio Emmolo, di Federsolidarietà nazionale (Coprogrammazione e coprogettazione: opportunità e limiti) e da Pietro Moro, esperto di ICN Italia (Gli strumenti collaborativi previsti dal Codice dei Contratti pubblici).

Le cooperative, però, puntano il dito sul rischio che lo spirito delle nuove norme introdotte dal Codice del Terzo settore venga disatteso: «Serve più coraggio: la gran parte degli avvisi di coprogettazione si limita a individuare servizi tradizionale, esprimendo una risposta “storica” ai bisogni degli utenti, senza essere ricettivo a nuovi stimoli. È il contrario di quanto la coprogettazione consentirebbe: ecco perché sentiamo il bisogno di un momento di formazione e confronto che vede assieme cooperazione sociale e operatori pubblici», spiega Luca Fontana, presidente regionale di Federsolidarietà, che aggiunge: «In particolare è necessario che la coprogettazione non si riduca semplicemente a una nuova modalità di gara perdendo di vista la potenzialità come scambio di idee e informazioni utile a dare risposte a nuovi bisogni sociali: la cooperazione sociale ha mostrato grande capacità di innovazione. Le risorse per il welfare, nonostante gli importanti investimenti regionali, non sono comunque infinite e indirizzarle al meglio diventa essenziale, crediamo convintamente che la logica della coprogrammazione possa rendere più efficace l’utilizzo delle risorse pubbliche».

«Serve un quadro di regole comuni - sottolinea Benini – perché sono già numerose le esperienze di coprogettazione anche nella nostra Regione, ma il quadro rimane frastagliato e confuso e c’è molto da fare per un vero coinvolgimento del Terzo settore».

«Rispetto ad altre forme di enti del Terzo settore, le cooperative sociali sono imprese – commenta Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone - e questa diversità va considerata, anche per le garanzie e vantaggi che essa offre alla controparte pubblica. Vanno meglio definiti, inoltre, aspetti legati alla tutela dei lavoratori e alle clausole sociali che rappresentano conquiste fondamentali per il comparto soprattutto a fronte della carenza di figure professionali che si sta manifestando drammaticamente».

Le conclusioni del convegno sono state affidate al Vicepresidente della Giunta regionale.